DIstrazione

Io di persone buone come te non ne avevo mai incontrate. Ed è per questo che mi sei piaciuto, perchè mi sembravi buono, perchè eri di quelle persone che ancora si intimidiscono, si imbarazzano, ma ho visto che avevi la faccia di dire ciò che pensavi anche andando contro un gruppo di persone. Io son sempre stata la stronza, l’irrivirente, la strafottente e tu l’innamorato perso, il soccombente. E poi, all’improvviso, mi hai insegnato una lezione importantissima, che potevi farmi male, che potevi tradire ogni certezza che avevo in te e farmi il cuore a pezzetti, che eri buono ma sapevi essere anche nero. Ed io ti ho picchiato. Ti ho picchiato su quel prato e ti volevo prendere a pugni e calci per ogni risposta che non mi sapevi dare, per ogni bugia che mi dicevi ed ogni ferita che mi facevi. Mi hai insegnato che ero in grado di andare oltre i miei giudizi duri, mi hai insegnato a scoprire una parte in me che non sapevo di avere, una parte tenera, che voleva guardare in te questa persona così sconosciuta, buia, fallace, debole. Ho scavato dentro di me e dentro di te, più in profondità che potevo, ed ho visto due persone, umane. Umane. Questa parola mi ha aperto una voragine di pensieri, di riflessioni. Ho pensato a quanto possa essere contorta la mente umana, agli abissi che può ospitare, alla solitudine che è capace di generare. Siamo spesso errori che camminano ed abbiamo bisogno di un perdono più di quanto non vogliamo ammettere. Io ho da sempre una tensione verso le persone  che sbagliano, verso quelli che hanno preso la propria vita e l’hanno accartocciata, quelli che hanno fallito e non sanno più come ricominciare, perchè quando cammino nei quartieri peggiori della mia città, tra prostitute, barboni e tossici io mi sento nel mio, colma d’amore e a volte devo proprio trattenermi dall’ avvicinarmi ad uno e dirgli “Che cazzo fai,vieni via con me”. Tu hai fatto uscire questa parte di me, riservata ad estranei, con te. Sei l’unica persona che in vita mia mi abbia fatto credere di essere capace di perdonare.

Non amo Venditti, ma ricordo che in quei giorni ascoltavo tantissimo questa canzone. http://

È l’1,sono a letto e rileggo alcune pagine studiate oggi. Dalla stanza accanto mi chiami “vieni,vieni!”. Stai male, hai questi momenti, in certi periodi frequenti in altri più rari, di “smaterializzamento”, come lo chiami tu, non si sa che cazzo sia, forse delle piccole crisi epilettiche, ma fai dei versi e dei movimenti ridicoli e mi viene una paura fottuta. Se succede come quella volta, quel pranzo io e te da sole, 14 anni fa?

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Eri lì, con la tua corona di alloro in testa, il tuo mazzo di fiori in mano ed un 110 e lode in tasca. Eri tra sorrisi, brindisi ed amici, ed il mio cuore si commuoveva a vederti, forse per la prima volta, normale, in mezzo a persone che ti vogliono bene davvero, ad amici che sono i tuoi amici e non i miei. Guardavo da fuori e pensavo, “eccoti, con la tua vita, con i tuoi successi, con questi tuoi amici che mi sembrano meravigliosi, eccoti come sarebbe dovuto essere sempre ed ho sentito un cerchio chiudersi, ho sentito che quella era la tua rivincita, che mi superavi e tutto sarebbe potuto riniziare dall’inizio, come saresti stata se tutto non fosse successo.” Ma poi eri lì, tra cocktail, scherzi, risate, complimenti, ed io ti vedevo che non eri felice, vedevo che tutto ti toccava, ma non ti penetrava, restava ad uno strato superficiale, vedevo che in realtà non ti importava niente di stare lì a festeggiarti, che avresti preferito alienarti, che veramente, profondamente, di avere rapporti con le persone non ti interessa. So che mi contraddiresti ma so che è così. Mi sei sembrata impermeabile alla gioia. Ti ho vista lì ed eri già circondata di preoccupazione e di ansia. Non si è chiuso nessun cerchio, non era quello il momento o forse non si chiuderà mai, forse non dev’essere neanche un cerchio e la linea cambia direzione a disegnare una S, magari poi fa il cammino opposto e diventa un infinito, magari avrà una traiettoria tutta sua. Ho paura. Quando esprimo un desiderio è sempre che tua sia felice.

c’è una cosa, in tutto questo, che non sarebbe potuta succedere

Mi alzo, i piedi nudi sul pavimento di granito, saltello veloce fino al bagno. Accendo la Brionvega arancione e lascio che la melodia di Long gone day si diffonda nell’aria. La voce bassa e il ritmo suadente mi fanno pensare ad uno spogliarello o al fare l’amore. Riempio una tazza di acqua, 2 min nel microonde, potenza massima. Il profumo di vaniglia e caramello del the nero Lipton –provatelo,è paradisiaco- invade i miei sensi. E’ bollente. Cammino verso il bagno posando i piedi solo sulle parti di parquet scaldate dal sole. Mi raccolgo i capelli, apro l’acqua, aspetto che si scaldi, mi spoglio, ed entro.

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DIstrazione

E’ morbida e ruvida e già a pronunciarla, in quella curva che compie accarezzando il palato, è preannunciata la sua sensualità [lìn-gua] accarezza il palato con la punta e poi avvicina le labbra a cuore. Ho la lingua nell’ombelico, sul fianco, dall’osso dell’anca fino alle costole, passi la lingua sui peli, ispidi, l’affondi, morbida, nelle mie cosce, l’inguine, gli spigoli, le conche, le profondità e i rilievi, sento la tua lingua, spessa e umida come una lumaca, tra le natiche, le contraggo e resti a farti strizzare, lecchi le fossette come due piccole ciotole e corri tra le costole, scavi, frughi, ho la tua lingua dentro al cuore.